PALAZZO BERTOLINI COVER STORY LIVING N. 6 GIUGNO 2026

Flavio Albanese ha restaurato questo
palazzo in centro a Vicenza a metà degli anni Ottanta e adesso che
di anni ne ha settantaquattro si è ritrovato a rimetterci mano

A volte la vita fa giri immensi e ti porta a ritornare sui tuoi passi. Succede anche nel lavoro: Flavio Albanese ha restaurato questo palazzo in centro a Vicenza a metà degli anni Ottanta e adesso che di anni ne ha settantaquattro si è ritrovato a rimetterci mano. «Non è la prima volta che mi capita, anzi succede sempre più spesso. Quando si diventa grandi, per non dire vecchi, è così», ci dice al telefono dal quartier generale di ASA Studio Albanese a Vicenza. Nel frattempo è cambiato tutto: la committenza, il suo modo di approcciarsi al progetto. Lui stesso si sente un’altra persona: «È il famoso senno di poi. Credo che nessuna delle cose che ho fatto la rifarei tale e quale». Tra il prima e il dopo c’è in mezzo un mondo di progetti: ville, fabbriche, giornali (ha diretto il mensile Domus dal 2007 al 2010), showroom in Italia e all’estero, anche un’enclave del lusso come il Verdura Resort di Sciacca, in Sicilia. E poi restauri di palazzi storici come quello che raccontiamo e tanti interni residenziali, che puntualmente venivano pubblicati sul mitico Casa Vogue diretto da Isa Tutino. Altri tempi: «Una volta c’erano ‘le case di Albanese’, nel senso che mi divertivo a farle come piacevano a me. Con gli anni sono diventato meno pervasivo», osserva l’architetto autodidatta a cui Trussardi fece disegnare la sua villa all’Elba. Spiega che oggi le sue case sono più ‘riflessive’, cioè riflettono meglio l’attitudine di chi le abita. «Non sono più il tipo che cala progetti dall’alto». Progettare è sempre una questione di responsabilità («La casa è il ricovero degli affetti, va maneggiata con molta attenzione. Cosa c’è di più fragile di un affetto?») e nel caso di Vicenza anche una responsabilità filologica: durante il restauro degli anni Ottanta, l’ultimo piano del palazzo era stato diviso in due appartamenti da affittare, rompendo l’impianto originario

«Una volta c’erano ‘le case
di Albanese’, nel senso che mi divertivo a farle come piacevano a
me. Con gli anni sono diventato meno pervasivo»

C’erano sei camere da letto, cinque bagni, due soggiorni, due cucine… «Quando i proprietari dell’immobile hanno deciso di venire a vivere qui, abbiamo potuto ripristinare l’ordine architettonico seicentesco: un salone centrale passante, che va da est a ovest, e le stanze simmetricamente distribuite ai lati. È tornata a essere un’unica grande casa». Il piano terra e il piano nobile, con i grandi cicli di affreschi seicenteschi, le porte monumentali e i soffitti alti cinque metri, sono gli ambienti di rappresentanza. Salendo, lo spazio si dirada. L’ultimo piano è avvolto in un color pelle d’uovo che uniforma pareti, passaggi, scale. Il pavimento in legno è stato piallato a mano e poi dipinto dello stesso colore dei muri: «L’insieme è concepito come una scatola neutra», spiega Albanese. «Volevo che avesse un effetto rasserenante. Molto diverso dai piani sotto, dove se alzi la testa vedi Giove che combatte con Nettuno». I tre piani adesso sono collegati da un ascensore. Inserirne uno in un palazzo vincolato è sempre una battaglia, ma la Soprintendenza ha accolto l’idea e si è scelto di rivestirlo interamente di specchi in modo che non si faccia troppo notare. Nell’ingresso dell’appartamento vero e proprio, un sistema di pannelli nasconde armadi, accessi alla zona notte, un bagno di servizio. Tutto ciò che è funzione viene celato dentro questo elegante involucro architettonico. Sul lato opposto, un portale scuro in metallo si apre sulla scala storica e sull’ascensore, segnando il confine tra il nuovo intervento e la stratificazione dei secoli. La cucina ha una parete tutta dipinta di foglie d’acero, ironico rimando agli affreschi dei piani nobili, mentre il fulcro cromatico della sala da pranzo è un grande tavolo rosso, scelto per la sua presenza scenica. «Si passa di lì per andare in soggiorno, per salire nelle camere, per raggiungere la cucina. Più che una sala da pranzo, è lo snodo principale della casa. Un posto dove appoggiare il computer, mettere giù la borsa della spesa o sedersi a leggere», suggerisce Albanese. «Cosa c’è di meglio di una buona lettura? Non si può andare sempre a trecento all’ora. Io ho imparato a rallentare».

Tutto ciò che è funzione
viene celato dentro questo elegante involucro architettonico.